|
Per visualizzare questo contenuto hai bisogno di aggiornare il tuo Flash PlayerClicca qui per scaricare la versione aggiornata
|
|
|
|
|
|
data pubblicazione: 15 giugno 2005
foto nell'album: 29
Islanda, terra di fuoco e di ghiaccio
itinerario: Reykjavík, ring road, periplo dell'isola.
paese: Islanda
periodo: Giugno 2002
durata del viaggio: più di una settimana
tipo di viaggio: personale
utente: PluG
|
|
|
|
|
|
|
|
Islanda, terra di fuoco e di ghiaccio
Iniziare un viaggio senza i propri bagagli ha di per sé un sapore di avventura... ma quando nell'aeroporto di Keflavik ci rendemmo conto che le nostre valigie erano ferme ad Amsterdam per un disguido di scalo, l'Islanda, terra misteriosa e regno di natura selvaggia ed incontaminata, mi apparve come teatro ideale per riscoprire il mio istinto di sopravvivenza.
Già dall'aereo, buttando l'occhio al finestrino, intravidi cosa mi aspettava (davvero significativa è la strada che unisce Keflavik a Reykjavik) ma la conferma la ebbi solo quando ci incamminammo con l'autobus verso la capitale: l'Islanda appariva davvero come una immensa e desolata distesa di lava e di muschio.
Non avevamo fatto grandi progetti per il viaggio, né pianificato alcunché... ci piaceva semplicemente l'idea di prendere in affitto una macchina e lasciarci trasportare.
In effetti è proprio quello che facemmo; dopo un paio di giorni trascorsi a Reykjavik tra magnifiche torte al cioccolato nei coffee-bar, lunghe passeggiate per le strade della città, interminabili ore ad aspettare che, invano, il sole tramontasse e soprattutto nell'attesa che i bagagli giungessero a destinazione, prendemmo in affitto la nostra splendida Opel Astra bianca, sempre valorosa e piacevole compagna di viaggio.
Come prima tappa scegliemmo di dirigerci ad est di Reykjavik, dove c'è più attività geotermica. Geysir, la zona dei geyser (che dal nome di questa località sono chiamati così in tutto il mondo), la individuammo subito già da una certa distanza; uno dei geyser dell'area intratteneva i pochi turisti presenti spruzzando in aria torri di acqua calda alte più di 15 metri e fumi di vapore ad intervalli più o meno regolari.
La potenza della natura si appalesava in tutto il suo splendore, uno scenario davvero apocalittico che, manco a dirlo, accese immediatamente il mio suscettibile entusiasmo di fotografo della domenica.
Una cinquantina di scatti e numerosi "e bastaaa" da parte degli amici riuscirono a placarlo... ma si riscatenò poco dopo di fronte alla maestosità di Gullfoss, una delle cascate più imponenti e più belle d'Islanda.
Una quantità d'acqua impressionante si riversava contro la parete del canyon facendo innalzare milioni di particelle di vapore acqueo e lo scontro di queste con i raggi del sole dava vita ad un arcobaleno fiabesco. Rivolgendo lo sguardo a nord, invece, si intravedeva Langjokull, uno dei più grandi ghiacciai islandesi.
Al cospetto di tanta magnificenza una sorta di timore reverenziale mi avvolse come un abbraccio; in quel momento, sentivo la grandezza della natura schiacciare la presenza di noi turisti come un macigno, apparivamo tutti come guardoni indiscreti in un posto che sembrava non appartenerci.
Altra scarica di foto per riprendermi dallo shock e via per il ritorno alla base (ostello di Reykjavik).
La mattina seguente impazzimmo. Forse per l'esperienza mistica del giorno prima, forse per l'euforia da latitudine prossima al circolo polare, chiedemmo alla ragazza dell'ostello di informarsi per la disponibilità di pernottamento nei vari ostelli convenzionati e sparsi lungo la ring road, la statale (e che statale) che permette di fare il periplo dell'isola.
Fortuna volle che, abbozzando una specie di itinerario per i giorni successivi, riuscimmo a trovare un posto letto in tutti: la missione "periplo d'Islanda in 7 giorni" aveva preso forma sia sulla carta che nei nostri cuori.
Non starò qui a raccontarvi gli spostamenti e le soluzioni logistiche che abbiamo adottato per affrontare l'impresa, rischierei di essere monotono e ripetitivo.
Mi limiterò a raccontarvi con le immagini ciò che mi è rimasto di questo lungo viaggio che, tappa dopo tappa, m'ha permesso di conoscere più approfonditamente questa terra e me stesso.
Al prossimo viaggio...
|
|
da fare
Complice l'avventurosa e gradevolissima compagnia, ho scoperto come può essere bello non pianificare il viaggio... ma lasciarsi semplicemente trasportare dagli eventi, dall'umore del giorno, dalle condizioni meteo, dalla fame.
Con questo spirito, l'Islanda si è mostrata ai miei occhi in tutto il suo splendore: paesaggi meravigliosi, natura incontaminata, pace e tranquillità...
|
|
da non fare
Vi consiglio di non assaggiare una pietanza tipica islandese composta da un tortino dolce cotto al forno con del pesce affumicato sopra.
Non so con cosa fosse stato affumicato quel pesce, ma vi assicuro che un fondo di portacenere essiccato al sole sarebbe stato più gustoso.
|
|
|
|
|
pagine: 1  2  3  4  |
|
|
|
|
|
|
|
|